Urban mining, la Corea del Sud è tra i paesi pionieri dell’iniziativa

Estrarre metalli rari è sempre più difficile, si sviluppa quindi l’urban mining, cioè il recupero delle materie prime da rifiuti elettrici ed elettronici.

Il termine “Urban mining” identifica la pratica del recupero di materie prime tramite il trattamento dei rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE). Le risorse minerali del pianeta non sono illimitate, o in ogni caso si trovano in luoghi e a profondità non facilmente raggiungibili. L’estrazione di metalli rari con cui vengono fabbricati i prodotti e i manufatti più disparati, è un’operazione sempre più difficile e costosa, così che molti paesi si stanno riconvertendo adottando l’Urban mining. Litio, cobalto, e altre sostanze impiegate nella tecnologia moderna, possono essere riciclate dagli scarti industriali o dagli apparecchi che i consumatori buttano.

In questo contesto la Corea del Sud si attesta come uno dei paesi pionieri dell’iniziativa, allontanandosi dal tradizionale concetto di miniera, ed esplorando questo nuovo e promettente campo. Si va così realizzando il principio di “economia circolare”, in cui la dismissione degli oggetti, giunti al termine del loro naturale ciclo di vita, genera nuove risorse riutilizzabili. L’Urban mining diventa conveniente non soltanto dal punto di vista economico, ma anche da quello ecologico, attivando un circolo virtuoso che riduce l’impatto sull’ambiente e le emissioni Co2. Investendo e sviluppando questo comparto si da il via ad una crescita sostenibile, incentivando anche nuova occupazione.

Si stima che dagli scarti elettrici ed elettronici si possa estrarre una percentuale 50 volte superiore di metalli rari, rispetto alle attuali operazioni di scavo minerario. Computer, laptop, Tablet e Smartphone, sono i veri protagonisti di questa rivoluzione, con un riuso di metalli che può arrivare fino al 100%. L’Urban mining in più diventa un aspetto positivo della discussa obsolescenza programmata, così che il rapido deterioramento dei prodotti, si traduce in un riciclo produttivo di risorse. Tanto per fare un esempio concreto, da circa 1 tonnellata di cellulari è possibile estrarre più di 300 grammi di oro, una discreta quantità se si considera che in fondo si parla di rifiuti.

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