Manovra finanziaria, tra coraggio del Governo e paura dei mercati

Le ragioni dell’incertezza delle borse. Si teme che la nuova manovra finanziaria sia solo una strategia per rimandare i problemi senza risolverli davvero.

Pochi provvedimenti hanno vista tanta attenzione quanto la manovra finanziaria 2019 in Italia, un atto coraggioso da parte del Governo ma che spaventa i mercati. Tra i punti principali del provvedimento vi sono: il taglio dell’IRES (imposta sugli utili d’impresa), il rilancio del settore manifatturiero, il programma di ricostruzione del ponte Morandi di Genova, la creazione di un fondo per risarcire le vittime dei crack bancari, la cancellazione degli aumenti IVA 2019, l’abolizione della legge Fornero e l’introduzione della Flat Tax.

Dopo una prima versione della manovra finanziaria che prevedeva un deficit del 2,5% per tre anni, il DEF è stato rimaneggiato, partendo con un 2,4% per poi scendere all’1,8 nel 2021, senza però riscuotere l’entusiasmo della Commissione Europea. Un piccolo dietrofront da parte dell’esecutivo che mostra non tanto quanto la manovra finanziaria stia riuscendo a vincere la paura delle borse, ma esattamente l’opposto. La “febbre” dello spread tra BTP e BUND tedeschi sta lentamente sortendo il suo effetto sulle decisioni politiche prese “forse” con troppo “entusiasmo”. Nella sostanza però la domanda è perché la manovra finanziaria genera questo scetticismo tra le economie internazionali e nei confronti di Bruxelles?

Senza scendere troppo in tecnicismi il timore è che il provvedimento sia soltanto una strategia per rimandare a domani i problemi di oggi, senza però le sicurezze e le coperture per garantire una soluzione. Preoccupa il divario tra deficit e pil, perché anche se l’obiettivo di “fare debiti” è quello di anticipare le risorse per far ripartire la crescita, non vi è nessuna certezza che la cosa funzionerà davvero. Il problema maggiore della manovra finanziaria è che il margine di errore è praticamente inesistente, in pratica l’Italia, qualora dovesse perseverare con questo intento, non potrebbe assolutamente permettersi di sbagliare, pena un vero e proprio disastro. L’UE resta estremamente rigida nei confronti di un’Italia che non sembra aver ancora incassato sufficienti consensi e credibilità dai mercati.

 

 

 

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