Tasso di occupazione al 59%, merito del boom dei contratti a termine

Occupazione record ma cresce anche il precariato. Negli ultimi 5 anni l’Istat ha registrato 1,2 milioni di posti in più nel lavoro a tempo determinato.

L’agosto 2018 sarà ricordato come il mese record per l’occupazione in Italia, con viceversa un tasso di disoccupazione sceso al 9,7%. Non si tratta di un miracolo ma semplicemente di un effetto transitorio dovuto all’aumento dei contratti a termine. L’Istat ha stimato che negli ultimi 5 anni questo specifico comparto ha assorbito circa 1,2 milioni di risorse, la prova tangibile che nel Belpaese sia ancora troppo diffuso il precariato e spesso lo sfruttamento dei dipendenti. Con un’occupazione al 59% si comincia a parlare addirittura di iper-precariato, un fenomeno che vede la prevalenza schiacciante del lavoro a tempo determinato su quello stabile.

Il rapporto tra le due forme di assunzione è di 350mila unità contro 49mila, per non parlare poi dell’occupazione degli over 50, ancora in crescita con un +2,8%, risultato dell’ancora vigente legge Fornero. Intanto il turnover generazionali ristagna e le nuove leve giovanili entrano in percentuale davvero esigua, un risicato +0,2%. Quest’ultimo dato si riferisce ad una fascia di età compresa tra i 18 e i 25 anni. I numeri dell’occupazione vanno valutati sempre in prospettiva, come ad esempio il tasso delle persone “inattive”, cioè i disoccupati che pur essendo disponibili si sono “rassegnati” e non cercano più attivamente lavoro.

Si stima che il bacino di queste risorse dormienti ammonti approssimativamente a 46mila unità, quasi quanto i dipendenti con contratto permanente. La situazione al momento è per giunta in pausa perché tutti preferiscono stare alla finestra a guardare cosa cambierà con l’ormai famigerato reddito di cittadinanza. Si assiste ad una nuova concezione o dimensione dell’occupazione, un mercato del lavoro con scadenza, che alimenta l’incertezza e incentiva la speculazione da parte di aziende e parti datoriali. La trasformazione della tendenza sta gradualmente modificando anche il modo di pensare delle persone.  Sebbene la maggioranza sogni ancora il “posto fisso”, in tanti si accontentano di ribalzare da un contratto all’altro, da un rinnovo all’altro, purché ciò significhi lavorare e continuare a percepire un reddito.

 

 

 

 

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