Professioni digitali, cosa sapere del lavoro per cui ci si candida

Capita di rispondere ad annunci per posizioni di cui si ignorano le specifiche. Le professioni digitali sono tra quelle più spesso oggetto di equivoci.

Quando ci si propone per un lavoro bisogna conoscerlo davvero. Le professioni digitali figurano tra quelle che più spesso sono oggetto di equivoci linguistici o tecnici da parte dei candidati. Nonostante il progresso e la diffusione tecnologica, sono in tanti a non saper “tradurre” il job title del proprio mestiere. Per altri vi è il problema di trovare una posizione che sia attinente al profilo personale. Le professioni digitali “parlano inglese”, quindi è fondamentale capire esattamente quali siano i requisiti essenziali. Una volta si poteva fare il medico, l’avvocato, l’impiegato, ecc, ora esistono nomi come: Web Developer (sviluppatore Web), Seo e Sem Strategist (specialisti nel posizionamento dei siti sui motori di ricerca) e tantissimi altri.

Per evitare fraintendimenti, sia da parte di chi cerca un impiego, che da parte di chi lo offre, sarebbe buona regola indicare anche le mansioni svolte o da svolgere. In questo modo sarà più facile comprendere che un Chief Data Officer è in realtà il responsabile della raccolta e gestione dati, garante della sicurezza e della qualità. Alla lunghissima lista delle professioni digitali che avrebbero bisogno di un “interprete” si aggiunge quella dell’Internal auditor, che cura l’analisi delle procedure aziendali, fornisce consulenze, risolve le criticità e sceglie le soluzioni per migliorare l’efficienza del business. Un titolo che a molti fa ancora aggrottare le sopracciglia è il Blockchain Developer.

Si tratta di una delle professioni digitali nate in seguito al boom delle criptovalute, con competenze finanziarie, crittografiche e comprensione di big data e algoritmi complessi. Per ultimi ma non ultimi vi sono il Web Content Strategist (che stabilisce il come, il dove e il quando di un contenuto internet), l’User Experience Specialist (che migliora l’esperienza cognitiva e di fruizione di un sito o piattaforma da parte degli utenti) e il Cool Hunter (letteralmente un cacciatore di tendenze, che cerca, identifica e diffonde trend, stili e mode del momento).

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