Mercato del lavoro, l’Italia è al quart’ultimo posto tra i paesi UE

A livello mondiale il tricolore è al 79esimo posto su 140 Stati censiti per il mercato del lavoro, in Europa è accanto ad Ungheria, Croazia e Grecia.

Su 28 paesi UE l’Italia è al quart’ultimo posto per efficienza del suo mercato del lavoro. Lo rileva il Centro Studi ImpresaLavoro nel suo Global Competitiveness Report, una situazione in cui il Belpaese si colloca poco prima di Ungheria, Croazia e Grecia. Non va meglio a livello globale, in quanto il “tricolore” si piazza al 79esimo posto su 140 Stati censiti, dietro a Perù, Nigeria, India e Uruguay. Un mercato del lavoro poco funzionale che registra criticità anche sotto il profilo delle turnover, delle politiche attive, della flessibilità e delle retribuzioni. In verità nell’ultimo anno sono stati fatti diversi passi in avanti, scalando 37 posizioni a livello internazionale e 3 in Europa.

Tutto ciò però non basta ad assorbire gli effetti negativi sull’economia, anche perché c’è ancora tanto da fare dal punto di vista della determinazione dei contratti e della tassazione dei guadagni. Il mercato del lavoro è cambiato è continua a cambiare, basti pensare che in 10 anni, dal 2007 al 2017 il tasso di occupazione giovanile per la fascia di età tra 25 e 34 anni è precipitato dal 70,4% al 60,8%. L’effetto collaterale di questa tendenza vede poi un aumento delle assunzioni per gli over 50, che sempre nei 10 anni presi in esame è passato dal 46,9% al 59,4%.

Magra consolazione è il fatto che tale media sia perfettamente in linea con ciò che accade anche in altri paesi della zona euro. I contratti a tempo indeterminato sono aumentati solo dello 0,6%, mentre quelli a tempo determinato sono cresciuti del 28,6%. L’occupazione femminile è salite dal 49,2% al 56%, tuttavia va considerata la scarsità di iniziative e di incentivi per la famiglia che il più delle volte porta le donne a doversi licenziare per badare ai figli. Un altro cambiamento importante nel mercato del lavoro si è avuto anche sul fronte delle qualifiche, con una sensibile diminuzione della domanda di operai in favore di personale tecnico più specializzato e preparato.

 

 

 

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