Lavoro autonomo, evoluzione del settore e categorie di nuova generazione

Cresce l’esercito dei liberi professionisti, il lavoro autonomo è una realtà sempre più forte a livello nazionale. I dati Istat sulle professioni di domani.

Seppur con un leggero calo il lavoro autonomo in Italia rappresenta una fetta molto consistente di tutto il panorama occupazionale. L’Istat stima che la percentuale dei liberi professionisti sia intorno al 23,2%, una media ben più alta di quella dei paesi UE, che si attesta solo al 15,7%. La diminuzione fisiologica del lavoro autonomo negli ultimi anni è dovuta a più fattori, uno è sicuramente la crisi del comparto del artigiani e dei commercianti, l’altro i maggiori incentivi statali riservati al lavoro dipendente. Il dato interessante è la stratificazione dei mestieri di ultima generazione, con un cambio di tendenza tra attività di tipo tradizionale a quelle di concetto. Sempre più diffuse nell’ambito del lavoro autonomo sono le competenze digitali, tecnologiche e gestionali, applicate praticamente in ogni segmento produttivo.

I liberi professionisti 4.0 hanno un bagaglio di conoscenza molto più complesso e strutturato, curano la formazione continua a l’aggiornamento, con accento su competitività e spendibilità delle skills. Nella macro-area del lavoro autonomo è possibile individuare tre categorie, quella dei datori di lavoro con dipendenti, degli autonomi “puri” senza risorse umane sotto di loro e dei parzialmente autonomi. Nel primo caso si parla di imprenditori, manager o titolari di attività con impiegati e collaboratori, rappresentano il 27,7% per un totale approssimativo di 1 milione e 401mila. Si concentrano molto nell’agricoltura e nella logistica.

Il secondo gruppo copre ben il 65,5% del totale, con un bacino di risorse che arriva a 3 milioni e 314mila. Questi ultimi prevalgono in amministrazione, movimentazione merci e trasporti. Per ultimi ma non ultimi sono gli indipendenti atipici, cioè che pur svolgendo formalmente un lavoro autonomo hanno caratteristiche che li accomunano a quello del lavoro dipendente. L’esercito degli “ibridi” arriva a circa 338mila unità, per una percentuale che sfiora il 9,4%. A comporre il loro identikit vi è la condizione di mono-committenza, l’obbligo di prestare opera presso una sede fisica del cliente, il non poter assumere collaboratori a loro volta, l’aver rifiutato una precedente offerta di lavoro dipendente da parte di un precedente datore.

 

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