La sicurezza sismica in Italia

“Indagine conoscitiva sullo stato della sicurezza sismica in Italia è il titolo del documento redatto dalla VIII Commissione permanente Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera dei deputati in occasione dell’Audizione del Consiglio nazionale degli ingegneri.

indagine-conoscitiva-sismicaNegli ultimi anni è sempre più evidente come gli eventi naturali possano trasformarsi in disastri con perdite di vite umane.

Compito dei tecnici è quello di concepire e realizzare opere in grado di ridurre, mitigare o fronteggiare positivamente le sollecitazioni conseguenti agli eventi che possono accadere

L’imprevedibilità del terremoto è tale da renderlo il più temuto tra gli eventi naturali, nonostante la sua durata sia limitata nel tempo e non provochi direttamente delle vittime.

Queste ultime infatti sono la conseguenza dei crolli delle costruzioni, degli incendi e dei dissesti alle infrastrutture dovute alle enormi deformazioni indotte dal sisma, che le strutture non sono in grado di fronteggiare.

Il terremoto (anche violento) si trasforma in disastroso nel momento in cui produce rovina e distruzione.

L’ingegneria e la tecnologia devono lavorare per tentare di ridurre il rischio di crollo, fino ad eliminarlo completamente.

Con il terremoto si può e si deve convivere. Le nuove tecnologie ed i nuovi materiali permettono di studiare e realizzare opere in grado di fornire una risposta, più che adeguata, anche alle sollecitazioni più intense e violente che il sisma potrebbe produrre.

In Italia, peraltro, la storia dei terremoti mostra che le intensità e l’energia che si sviluppano per sismi “nostrani” sono compresi in un intervallo abbastanza contenuto, raramente superiore a 6-7 della scala gradi Richter.

Con questi parametri di studio le costruzioni ed i terreni su cui essi si fondano possono essere positivamente studiate e i nuovi immobili possono essere costruiti in maniera da garantire un livello di danno molto ridotto. Con costi sicuramente ragionevoli.

Basta guardare ai dati sul patrimonio immobiliare italiano per rendersi conto dell’alto livello di rischio cui una grande fetta della popolazione si sottopone ogni giorno sia all’interno delle proprie case che negli edifici pubblici. Secondo l’Istat, in Italia si possono contare circa 12,7 milioni di edifici. 12 milioni sono quelli utilizzati, di cui 11,2 milioni per uso abitativo e 800 mila per altri utilizzi (scuole, uffici, fabbriche, ospedali, alberghi, negozi…).

All’interno degli edifici per uso residenziale sono presenti circa 27,2 milioni di abitazioni (in un edificio possono essere presenti più abitazioni). Si tratta però, per lo più, di abitazioni particolarmente “datate”. Infatti, solo 1,6 su 27 milioni di abitazioni hanno meno di 10 anni, mentre, più di 16 milioni sono state costruite prima del 1971.

Inoltre, quasi un quarto di queste abitazioni (circa 6 milioni) versa in mediocre o pessimo stato di conservazione. Sono le abitazioni meno recenti ad essere maggiormente interessate da un cattivo stato di conservazione.

In un quadro di forti vincoli di bilancio pubblico, l’attuazione di un percorso generalizzato di messa in sicurezza dell’intero patrimonio edilizio risulta ostico se non impraticabile. Non ci sono risorse per fare tutto e, allora, lo Stato deve indirizzare prioritariamente le sue risorse verso la messa in sicurezza dei propri edifici (scuole, ospedali, uffici, caserme ecc) e delle infrastrutture viarie, di trasporto e comunicazione che costituiscono l’ossatura del moderno vivere civile.

Solo per fare riferimento agli edifici scolastici, la situazione appare lontana da raggiungere un ragionevole livello di controllo e sicurezza.

L’unica soluzione è quella di avviare un percorso virtuoso che coinvolga cittadini e istituzioni, teso a favorire la realizzazione di opere di miglioramento delle costruzioni e, anche, la sostituzione (o delocalizzazione) delle medesime nell’arco di qualche decennio.

Risulta così necessario individuare processi e meccanismi che siano coerenti con la logica della prevenzione, introducendo questo termine, finalmente, tra quelli tipici delle strategie di programmazione e pianificazione anche territoriale.

La crescita di una “cultura della prevenzione” nel campo del notevole patrimonio edilizio esistente dovrà essere accompagnata da concreti meccanismi di incentivazione economica in grado di fare da volano ad una macro e micro economia che potrà dare nuova linfa al comparto dell’edilizia.

Non ultimo, è necessario garantire che tale interventi siano progettati, diretti e collaudati da professionisti di elevata qualificazione, con specifiche competenze.

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