Cambiamenti climatici, il bacino del Mediterraneo sotto i riflettori

L’economia ha un notevole impatto sull’ambiente ma con l’intensificarsi dei cambiamenti climatici si verificherà anche l’inverso. La sfida è adesso.

Fino ad oggi la questione dei cambiamenti climatici si è divisa tra negazionisti, allarmisti e fatalisti, ma a prescindere dalle posizioni e opinioni riguarda tutti indistintamente. Ormai sono evidenti le conseguenze spesso catastrofiche dovute ai “capricci” del tempo, dalla siccità alle inondazioni, dagli incendi alle trombe d’aria fino alle temute e devastanti bombe d’acqua. Se è vero che l’economia mondiale ha un impatto sull’ambiente vale lo stesso se si invertono i fattori, vale a dire ciò che accade all’ecosistema si riflette sulle sorti finanziarie e politiche di interi paesi. Nel dettaglio il teatro di maggior interesse sotto il profilo dei mutamenti meteorologici è il bacino del Mediterraneo.

L’area in questione è stata oggetto di due studi paralleli effettuati rispettivamente dalla School of Law at City University di Hong Kong e dall’’Institut méditerranéen de biodiversité et d’écologie marine et continentale (Imbe). È emersa una situazione di gran lunga peggiore del previsto, con effetti a cascata sull’agricoltura, sull’allevamento, sulle condizioni dei suoli e sulla popolazione. Le suddette ricerche sui cambiamenti climatici hanno affrontato il caso considerando cinque ambiti fondamentali di interesse: la sicurezza alimentare, la salute e la sicurezza delle persone, gli ecosistemi e le risorse idriche.

Tutto porta ad una sola ed unica conclusione: il punto di non ritorno per il pianeta è il 2030, praticamente “domani”. Contrariamente a quanto stabilito dagli Accordi di Parigi, la soglia limite del 2 gradi di surriscaldamento globale si è abbassata ancora a 1,5, e per l’esattezza va detto che 1 grado è stato già raggiunto. Si tratta di una sfida che l’umanità non può permettersi di perdere, una partita che va giocata ora e va giocata senza errori. Non è un caso che il Premio Nobel 2018 per l’Economia sia stato assegnato a William D. Nordhaus  e a Paul M. Romer, proprio per aver messo in evidenza le connessioni tra cambiamenti climatici e analisi macroeconomica di lungo periodo.

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