Ambiente, troppo spesso sacrificato per incrementare i profitti

Si stima che circa il 70% della produzione venga realizzato a discapito dell’ambiente. L’agricoltura è il segmento con la situazione più allarmante.

Le logiche di mercato orientate al profitto stanno danneggiando l’ambiente in maniera irreversibile. L’allarme in verità non è cosa nuova ma nel recente rapporto presentato dall’associazione non governativa Club di Roma questa proiezione assume un’altra prospettiva. Si stima infatti che circa il 70% dei comparti produttivi non realizzerebbero sufficienti guadagni se seguissero tutte le necessarie procedure di tutela dell’ambiente. Nel gergo tecnico degli addetti ai lavori vengono chiamate “esternalità negative”, vale a dire l’impatto materialmente quantificabile che un’attività economica ha sull’ecosistema in cui è inserita. Tra i settori maggiormente responsabili di effetti quali emissioni Co2 e inquinamento dell’habitat vi sono l’agricoltura intensiva e la zootecnia.

Per raggiungere un margine di profitto ideale tutte le realtà coinvolte nei suddetti settori devono per forza di cose sfruttare l’ambiente in maniera invasiva. Nello specifico si parla di contaminazione delle di corsi idrici e falde acquifere, di disboscamento, di pesticidi che danneggiano anche la flora e la fauna “fuori target”. Sulla stessa linea è anche il report dell’international resource panel dell’Unep (United Nations Environment Programme). Lo studio evidenzia come i moderni stili alimentari privilegiando le monoculture danneggino la biodiversità e mettano a rischio l’ambiente generando quasi un quarto di tutte le emissioni di gas serra.

La risposta potrebbe essere un drastico cambiamento delle abitudini, riducendo lo sfruttamento delle risorse ittiche, il minor consumo di carne, e l’uso di risorse rinnovabili per il fabbisogno energetico. Occorre una volontà politica reale unita ad una più profonda rivoluzione culturale in chiave “green”. Oltre a non essere più concretamente ecosostenibili le dinamiche di produzione di oggi hanno inoltre portato ad una condizione in cui 800 milioni di persone soffrono la fame mentre circa 2 miliardi sono in sovrappeso. Gli interessi finanziari non guardano abbastanza avanti, mentre le manovre necessarie mirano alla salvaguardia del pianeta per le prossime generazioni.

 

 

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