Allarme microplastiche, pericolose per l’ambiente e per la salute

Sono particelle invisibili ad occhio nudo che attraverso la catena di produzione contaminano ogni giorno gli alimenti. Identikit e delle microplastiche.

Ogni giorno arrivano sulla tavola risalendo la catena alimentare, sono le microplastiche, particelle invisibili ad occhio nudo ma estremamente dannose per la salute e per l’ambiente. Ogni anno in mare vengono riversate circa 8 milioni di tonnellate di plastica che si “decompone” per effetto dei raggi ultravioletti, delle correnti e dei microorganismi nell’acqua. Tuttavia queste sostanze non svaniscono ma semplicemente si trasformano in componenti molto più piccole, nell’ordine di 330 micrometri a 5 millimetri. Divenute microplastiche, le particelle vengono ingerite dalla fauna ittica e attraverso il ciclo naturale arrivano a contaminare cibi e bevande. Una recente inchiesta del mensile Il Salvagente ha rilevato la presenza di microplastiche in ben 18 marchi noti di soft drink attualmente sul mercato.

In pratica ogni tipo di thè freddo, aranciata, coca, succo o altro genere di bibita comunemente venduta in bar e supermercati è risultata positiva alle analisi e quindi potenzialmente nociva per i consumatori. Le microplastiche oltre ad essere componenti tossiche per la loro composizione chimica, sono anche pericolose perché capaci di veicolare batteri, molecole cancerogene e interferenti endocrini. Tra le misure adottate dai vari paesi per contrastare il fenomeno vi sono particolari filtri e depuratori in grado di assorbire e trattenere la plastica disciolta in acqua. In ogni caso la strategia più efficace resta la prevenzione, vale a dire la riduzione nell’utilizzo dei polimeri alla fonte.

Negli ultimi anni purtroppo l’industria ha sviluppato la consuetudine di inserire microplastiche anche in prodotti come detergenti e cosmetici, cosa che rende ancora più difficile arginare il problema. Perfino l’acqua potabile del rubinetto non è al sicuro, poiché le falde vengono contaminate dal ciclo delle acque reflue per gli scarti di lavaggio di indumenti realizzati con fibre artificiali. Unione Europea, Stati Uniti, Cina e numerosi altri paesi stanno attuando politiche attive per limitare l’uso della plastica, fissando precisi obiettivi sotto il profilo della produzione e del riciclo dei rifiuti.

 

 

 

 

 

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