Sicurezza sul lavoro, in Italia due aziende su tre non sono in regola

L’INL fotografa una situazione allarmante, gli illeciti non riguardano solo la sicurezza sul lavoro, ma anche la gestione amministrativo-previdenziale.

In materia di sicurezza sul lavoro e di gestione delle pratiche amministrative, l’Italia presenta purtroppo numerose e gravi lacune. Lo ha rilevato l’INL nel suo report annuale, con riferimento ai controlli ispettivi effettuati nel corso del 2017. I dati fanno emergere una situazione a dir poco allarmante, con irregolarità registrate in ben due aziende su tre. La salute e la sicurezza sul lavoro sono elementi fondamentali in ogni tipo di attività, proprio per questo all’indomani delle valutazioni fatte, sono state già messe in atto le direttive di vigilanza e di intervento per il 2018. Quello appena trascorso è stato il primo anno di attività dell’osservatorio, una struttura che funziona come agenzia unica che accorpa e coordina i diversi dipartimenti delle forze dell’ordine (Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza).

L’INL si muove in sinergia con l’Inps e l’Inail, trasmettendo direttamente i dati e pianificando tutti gli interventi programmatici. Oltre agli accertamenti relativi alla sicurezza sul lavoro, i funzionari del nuovo ispettorato si sono focalizzati anche sull’aspetto previdenziale-assicurativo, dalle imprese di medie dimensioni a quelle di entità più rilevante. La media di illeciti si attesta intorno al 65%, scendendo al 55% nel caso di cooperative. Sul campione totale di realtà produttive esaminate, sono stati trovati quasi 17 mila unità irregolari, di cui circa 1400 completamente “in nero”.

La mancata annotazione delle spettanze nei registri, l’assenza delle normali garanzie di tutela, e la carenza dei più basilari parametri di sicurezza sul lavoro, ha un vero e proprio picco nel settore edile. Sotto i riflettori per l’anno in corso saranno principalmente i segmenti dell’agricoltura, della logistica e dei tirocini. L’obiettivo è ridurre sensibilmente fenomeni come il caporalato, le false cooperative, e i tirocini. In quest’ultimo caso vengono attivati corsi di formazione o apprendistato fasulli, con l’unico scopo di accedere a fondi regionali e comunitari.

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