Voucher, record dal primario al terziario

I voucher sono uno strumento di retribuzione originariamente utilizzato, come noto, per pagare dei compensi corrispondenti a un lavoro “a ore”, ma dall’avvento del governo Renzi in poi sono divenuti un metodo di pagamento sempre più diffuso, che non va a compensare solamente una prestazione lavorativa occasionale, bensì un rapporto professionale anche duraturo.
VoucherA oggi, secondo la Cgia di Mestre, i voucher sono usati per retribuire lo 0.3% della forza lavoro italiana: secondo le statistiche, questa tipologia di pagamento dovrebbe essere come minimo ridimensionata, in quanto rappresenta, appunto, solo lo 0.3% delle ore lavorate in Italia, secondo i dati risalenti all’anno 2015. In particolare, nella zona Nord-Est della penisola l’utilizzo dei voucher si aggira attorno all’apice dello 0.47%, mentre il minimo impiego di questo strumento si registra al Sud con lo 0.21%.

Leggendo le percentuali riportate da Inail e Istat, 1,3 milioni di unità lavorative sono state retribuite proprio tramite voucher, totalizzando un numero di 89 milioni di coupon emessi per un totale, sempre parlando del 2015, di 29 miliardi di ore di lavoro eseguite. Anche se questa metodologia di remunerazione è nata per soddisfare le esigenze del settore primario, quello dell’agricoltura, con il tempo sono stati adottati anche da altri settori professionali, i quali adoperano questa modalità di pagamento all’inverosimile: infatti, nel 2008, anno di introduzione dei voucher, sono stati incassati 500 mila coupon di questo tipo, mentre nel 2015 si è arrivati a totalizzare la cifra che riportano le statistiche (89 milioni, appunto).

Arrivando al 2016, i primi 9 mesi del suddetto anno sono stati registrati 109,5 milioni di voucher venduti: tra le regioni che ricorrono maggiormente all’utilizzo di questi coupon si registrano quelle del centro-nord, ma, fortunatamente, questa tipologia di remunerazione va scemando nel  centro e nel Mezzogiorno d’Italia. Paradossalmente, a oggi il settore primario è l’ambito lavorativo che registra l’uso più basso di retribuzione tramite voucher, diffusa oramai per lo più in nel terziario, che da solo assorbe il 60.7% dell’incasso tramite voucher.

V.G.

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