Workmonitor: autoimprenditorialità degli italiani. Tra sogni e paure

Divisa tra voglia di decollare e paura di cadere, l’autoimprenditorialità degli italiani stenta a prendere il volo. Tra i “freni” la paura di fallire, il venir meno della sicurezza del lavoro dipendente e la percezione di un Paese che ostacola il fare impresa. Lo rileva l’Entrepreneurship Outlook 2017 del Randstad Workmonitor, l’indagine trimestrale sul mondo del lavoro condotta da Randstad in 33 Paesi del mondo, su un campione per nazione di 400 lavoratori dipendenti dai 18 ai 67anni.

autoimprenditorialitàIn Italia il 64% dei lavoratori dipendenti si dichiara tentato dal lasciare il proprio posto di lavoro per darsi all’autoimprenditorialià, ma è frenato dal rischio troppo alto di fallire. A questo si aggiunge l’influenza del “sistema Paese”, che secondo due italiani su tre non è l’ambiente più fecondo per lanciare una startup, e, anzi, che sia un ostacolo più che un incentivo.

Un timore, quello di fallire, condiviso un po’ in tutto il mondo, dove in media il 57% degli intervistati si dichiara “intenzionato ma timoroso”. Sul podio tra i più “frenatii” dal possibile fallimento, superano l’Italia soltanto Grecia e Spagna.

Un altro dato interessante che emerge dal Workmonitor è che la scelta dell’autoimprenditorialità più che una scelta diventa, piuttosto, una conseguenza della perdita del posto di lavoro. Ipotesi, quest’ultima, più comune tra gli uomini che le donne.

A fronte, infatti, del 52% che si metterebbe in proprio se perdesse il lavoro, solo un 31% dichiara di prendere in considerazione di lasciare il posto per avviare una propria attività.

Tra i principali deterrenti dell’ autoimprenditorialità vi è, infine, “il fattore Governo”: su una media globale che si attesta al 57%, in Italia solo il 34% degli intervistati vede un supporto attivo delle startup da parte del Governo e solo il 32% -su una media mondiale del 49- ritiene di vivere in un “buon luogo per avviare una startup”.

Non da ultima, a frenare l’ autoimprenditorialità degli italiani vi è la globalizzazione, ritenuta dall’89% la “principale causa della maggiore fragilità delle piccole imprese rispetto alle grandi”.
Per visualizzare i risultati dell’indagine cliccare qui.

L.S.

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