Call center: stabilita la paga oraria media per gli operatori

Dopo le proteste sulle condizioni di lavoro delle operatrici di un Call center a Taranto, lo scorso 29 dicembre il Direttore Generale dei rapporti di lavoro e delle relazioni industriali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha firmato un Decreto per la determinazione del costo del lavoro per il personale dipendente da imprese che svolgono attività di Call center.

Sfondo e origine del Decreto le denunce di alcune operatrici di un Call center di Taranto che, a fronte di un’inserzione che prometteva 12mila euro l’anno, si sono ritrovate una busta paga di appena 92euro per un intero mese di lavoro.
Cifra che l’azienda aveva motivato con le “pause toilette”, spiegando di non riconoscere la paga oraria anche per un ritardo di tre minuti. Il che, secondo i calcoli della CGIL, ha ridotto l’effettiva retribuzione a 33 centesimi di euro l’ora.
La firma del Decreto chiude, pertanto, un confronto aperto e costruttivo con le Parti sociali di settore, tramite il quale è stato possibile definire il costo del lavoro medio per i lavoratori dipendenti occupati nel settore dei Call center grazie a una tabella che indica i livelli minimi retributivi.
Il testo stabilisce, inoltre, l’incidenza delle festività e la tredicesima, i costi per gli oneri previdenziali e l’assistenza integrativa.
Nonostante, tuttavia, il Decreto valga solo per le gare indette dalle società pubbliche, si si tratta in ogni caso di “un grande passo in avanti per fare ordine in un settore spesso contrassegnato da lavoro nero o grigio e delocalizzazione” secondo Bagni Cipriani e Molendini, Consigliere di Parità Nazionali.
Fermo restando l’auspicio che anche le aziende private applichino la tabella ministeriale, frutto di un accordo tra il Governo, Asstel, l’Associazione delle imprese del settore che ha firmato il Contratto Nazionale di Lavoro, e i Sindacati.

Cliccare qui per visualizzare il testo del decreto e relativa tabella.

L.S.

 

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